Peso e dieta: l’impatto sui trattamenti del bipolarismo

Mantenere una dieta sana e bilanciata è alla base di qualsiasi condizione di salute ottimale, e in particolare per le persone che soffrono del disturbo dello spettro bipolare, caratterizzato da forti e frequenti sbalzi di umore, periodi di depressione, fasi di manie, euforia e iperattività.

Proprio a causa di questi insieme di sintomi contrastanti, si tratta di un disturbo assai difficile da trattare, e anche se le terapie possono essere utili per curare le manie ossessive, gli stessi trattamenti possono rivelarsi inefficaci per lenire una fase depressiva.

Una nuova ricerca condotta da vari team in Australia, in Germania e negli Stati Uniti, ha esplorato l’impatto dell’alimentazione su tali sintomi, rilevando che una dieta sana, composta da una determinata combinazione di sostanze nutritive tra cui vitamine e minerali, può avere un effetto positivo sulla buona riuscita dei trattamenti contro il disturbo bipolare.

Gli scienziati hanno preso come campione 100 partecipanti per 16 settimane: ad alcuni di essi cui è stata assegnata una combinazione nutraceutica (un insieme di minerali o vitamine prescritte per trattare un disturbo o una patologia), mentre agli altri è stato offerto un placebo. Questa «cura» nutraceutica si aggiungeva a quella preassegnata ai partecipanti per il disturbo bipolare.

All’inizio dello studio il team ha misurato anche il loro indice di massa corporea (IMC), le abitudini quotidiane e i vari livelli di depressione dei volontari, valutando anche il piano nutrizionale sulla base di un questionario. Una dieta sana, a base di frutta e verdura, è stata definita «antinfiammatoria», mentre un’alimentazione a base di grassi saturi, carboidrati raffinati e alcol «pro-infiammatoria».

«Abbiamo scoperto che le persone con una migliore alimentazione – cioè una dalle proprietà antinfiammatorie – o con un IMC inferiore, hanno risposto meglio al trattamento nutraceutica aggiunto rispetto a quelli che non seguivano una dieta sana e/o consumavano regolarmente cibi che provocano infiammazione, o che erano sovrappeso», ha spiegato la leader dello studio Melanie Ashton, della Deakin University in Australia.

Anche se lo studio è assai importante per le sue implicazioni sulle abitudini di coloro che vivono con un disturbo dello spettro bipolare, sono necessarie ulteriori ricerche per convalidare i risultati del team.

«Questo lavoro deve ora essere replicato coinvolgendo un campione più vasto, al fine di arrivare a conclusioni stabili», ha aggiunto la dottoressa. «Se questi risultati vengono confermati, sono buone notizie per chi soffre del disturbo bipolare, dato che attualmente si richiedono trattamenti migliori per l’aspetto depressivo del disturbo».

I risultati della ricerca sono stati presentati alla conferenza scientifica ECNP di Barcellona, in Spagna.

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2019-02-27T00:31:50+02:00 13-10-2018|benessere|