Menù: con le calorie sulla carta si mangia meno

Andare a cena fuori potrebbe presto non essere più lo stesso. Almeno in termini dell’apporto di grassi. A stravolgere questa abitudine, infatti, sarebbero i menu con il conteggio delle calorie, che secondo una recente statistica invoglierebbero a mangiare (e dunque ingrassare) meno.

Un team di ricerca presso la Cornell University di New York mette in luce che ogni individuo, negli Stati Uniti, consuma in media tre quarti dei suoi pasti fuori casa. Come conseguenza, è facile indulgere ed eccedere nella quantità – spesso accompagnata dalla scarsa qualità – del cibo ordinato, e dunque accumulare pericolosi chili in eccesso. Un problema presto risolto con l’introduzione di menù più… sinceri.

Gli scienziati hanno chiesto ad un gruppo di 5.500 persone di andare a cena fuori: a metà di essi è stato fornito un menù provvisto di informazioni sulle calorie di ciascuna pietanza, mentre l’altra metà doveva ordinare da un menù normale.

Secondo i risultati, i partecipanti del primo gruppo tendevano ad ordinare antipasti meno calorici, anche se la scelta dei primi piatti e del dessert restava perlopiù invariata. In totale, tuttavia, la differenza nell’apporto calorico tra i due gruppi è stata significativa: i primi consumavano circa 45 calorie in meno (il 3%) rispetto a chi non disponeva delle informazioni nutrizionali circa le pietanze ordinate.

«Anche se siamo delle persone ben informate in fatto di alimentazione e nutrizione, possiamo comunque eccedere nel conto delle calorie», ha spiegato professor John Cawley, co-autore della ricerca presso il College of Human Ecology.

«Magari direbbero che una determinata pietanza possiede meno calorie di un’altra, ma si sbagliano», aggiunge Alex Susskind, della School of Hotel Administration.

Per esempio, una combinazione di zuppa di pomodoro e un sandwich al formaggio può arrivare a possedere più calorie totali di un primo piatto che, all’apparenza, sembra assai più calorico.

Dal punto di vista del profitto per i ristoratori, il team non ha rilevato alcuna differenza.

L’articolo sulla ricerca, intitolata The Impact of Information Disclosure on Consumer Behavior è stata pubblicata lo scorso agosto dal National Bureau of Economic Research.

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2018-09-28T00:44:31+02:00 28-9-2018|benessere|